..sì, me lo dico da sola, un pò di sana autostima non ha mai fatto male a nessuno!
In questi giorni mi è successa una cosa importante, che mi ha dato la misura di quanto sia cresciuta rispetto al mio percorso di accettazione per quella che sono. Ho raccontato di me ad una mia collega di lavoro. Ciò è avvenuto di conseguenza al fatto che lei per prima mi ha confidato di sentirsi attratta dalle donne. Per chi non mi conosce, non sa da dove sono partita, come la vivevo, quale fatica poteva essere anche solo ammettere a me stessa quello che sono e quello che faccio, non puo capire la portata del mio essere venuta allo scoperto, pur con l'ovvio vantaggio dell'avere davanti a me una persona con il mio stesso segreto, con il mio stesso orientamento sessuale. Mi era già successo, diverso tempo fa, che una mia amica, molto più cara e vicina di questa, mi confidasse di essere attratta dalle donne. La mia reazione fu quella di ascoltarla e incoraggiarla, ma tacendo di me. Decisi di essere disonesta , evidentemente mi era più facile accettarmi così che lesbica. Solo dopo 4 anni gliel'ho raccontato, o meglio me l'ha fatto racontare lei, lei che aveva sempre saputo, sin dal primo giorno, aldilà delle parole. Questa volta invece, nonostante si trattasse addirittura di una persona che ha a che fare con il mio lavoro, ambito della mia vita da cui proteggo il mio privato, ho parlato, ho raccontato, ho deciso di condividere con lei una cosa che ci accomuna, che ci lega, ho dato la possibilità a me, e di conseguenza a noi, di fare un pezzetto di strada insieme, importante, prezioso per me , che mattone dopo mattone costruisco la mia serenità, la mia dignità, e per lei che non sa dove mettere le mani e che farsene di quello che sente.
Mi sento scoperta e vulnerabile, ma fiera e più leggera. Sento che questa mia facciata di bugie, considerate così indispensabili e necessarie, comincia a vacillare un pò. In fondo, mi domando e dico, cosa ho mai perso tirandolo fuori? Niente e nessuno. Comincio a capire che il mio più acerrimo nemico è dentro me che risiede, e che ogni volta che decido di uscire dalla clandestinità è come se gli sferrassi un colpo e gli dicessi "tiè!"
Mi sento bene, forte di voler vivere la mia vita senza tormenti, senza girarmi costantemente indietro guardinga, spaventata dalle conseguenze dell'essere scoperta per quella che sono, determinata a manifestarmi come essere umano intero, fatto quindi anche di sentimenti e sessualità. Non è così che fanno tutti?
